Siamo in grado grazie ad un accordo raggiunto con un importante
centro studi di elaborare per mezzo di un filmato che ritrae
un ciclista in pedalata ed elaborando dei dati con un apposito
sistema computerizzato denominato Ciclope.
Le riprese ed il calcolo vengono fatte direttamente in negozio
su appuntamento e permette di posizionare al meglio il ciclista
in sella alla sua bicicletta, e se una bicicletta non ce l’ha
con un analisi completa si possono avere le misure per un
telaio su misura e relativi accessori.

Baricentro e resistenze.
Introduzione.
Immaginiamo che in un futuro prossimo la ricerca sui materiali
permetta ai costruttori di biciclette di poter realizzare
ogni tipo di geometria senza compromessi legati ai condizionamenti
di fattibilità, si otterrà un mezzo che avrà
le caratteristiche che oggi tutti cercano: prestazione legata
alla diminuzione degli attriti interni, distribuzione corretta
del peso (baricentro) con conseguente calo degli attriti esterni,
stabilità, comfort. Questi sono i punti su cui oggi
è necessario lavorare per migliorare l'ergonomia del
prodotto finale; sono strettamente correlati tra loro in quanto
per l'ottimizzazione del gesto atletico e migliorare il comportamento
dinamico del veicolo devono essere in perfetta sintonia.
L'uomo consuma gran parte dell'energia in lavori parassitari
nell'attività ciclistica, come superare alcune resistenze
esterne (attrito propulsivo, penetrazione all'aria, rotolamento
e pendenza); parte di queste può essere ridotta: attraverso
una corretta ripartizione del baricentro corporeo diminuendo,
l'attrito volvente (rotolamento), con una buona posizione
aerodinamica riducendo l'energia necessaria a fendere l'aria,
oppure con una corretta azione degli arti inferiori (pedalata
rotonda) riducendo così l'attrito propulsivo; le resistenze
interne sono invece quelle opposte dal nostro corpo per far
muovere quelle parti impegnate nel gesto atletico. Attraverso
queste considerazioni di massima potremmo affermare che lo
scopo prefissato dai ricercatori negli ultimi decenni è
quello di ridurre il coefficiente di lavoro totale , cioè
l'energia proporzionale necessaria a vincere le resistenze
interne ed esterne, obbiettivo ultimo di migliorare la prestazione
atletica con una metodologia non invasiva.
Il
baricentro.
È il centro di gravità di un corpo o di un sistema
di corpi (uomo bicicletta), cioè quel punto perciò
passa sempre la retta d'azione del peso complessivo, qualunque
sia l'orientazione del punto rispetto alla verticale.
Sono molteplici le variabili che condizionano l'equilibrio
dell'atleta sulla bicicletta, e ad ogni spostamento del baricentro
corrisponde un comportamento differente del veicolo; vediamo
il perché. I mozzi, opponendosi in direzione perpendicolare
al piano d'appoggio, vincolano il veicolo al piano di scorrimento,
mentre l'effetto giroscopio prodotto dalle ruote vincolate
ai mozzi stessi, sollecitate da una coppia di forze tende
ad orientare il proprio asse parallelamente all'altro asse,
questo consente al veicolo di muoversi non alterando la distribuzione
complessiva delle masse e quindi di mantenere l'equilibrio
costante; una delle condizioni per ottenere un buon equilibrio
è la stabilità ovvero la capacità di
un corpo di mantenere un assetto costante o riprendere l'assetto
iniziale se condizionato da una forza esterna che modifichi
il suo status iniziale; possiamo quindi definire la stabilità
inversamente proporzionale alla maneggevolezza, quindi tanto
più un veicolo mantiene l'assetto iniziale, tanto meno
rapidamente cambierà la direzione di marcia iniziale.
Esistono quindi delle variabili che possono mutare il baricentro
sul veicolo: le geometrie del telaio che portano un avanzamento
o arretramento del baricentro determinando una distribuzione
diversa della massa corporea e quindi un comportamento differente
della bicicletta, che è spesso causa d'instabilità;
le alterazioni del baricentro sulla bicicletta possono anche
essere provvisorie, vale a dire piccoli movimenti sia longitudinali
sia trasversali della massa corporea alla ricerca dell'assetto
iniziale, per esempio avanzare il corpo in salita e arretrarlo
in discesa per stabilizzare le differenze provocate dalla
pendenza della strada (longitudinali), oppure spostamenti
laterali del bacino sulla sella per assecondare la curva (trasversali);
esistono poi delle variazioni cicliche che sono collegate
al gesto motorio, per esempio la rotazione delle gambe che
cambia costantemente la massa degli arti inferiori, oppure
l'oscillazione del busto determinata dalla forza applicata
alle braccia in compensazione alla contrazione dei muscoli
dorsali e addominali, che stabilizzano il bacino sulla sella.
A questo punto possiamo affermare che: dato che al baricentro
è applicata la forza peso perpendicolarmente verso
il basso, l'equilibrio di un corpo (bicicletta e atleta) sarà
maggiore quanto minore sarà la sua altezza da terra
e quanto più lungo il suo interasse, che è identificato
nella distanza tra i due mozzi. Per questo oltre alle geometrie
legate alla costruzione del telaio (avancorsa, inclinazione,
carro posteriore) l'atleta stesso varia la sua posizione in
bicicletta in funzione delle condizioni del percorso, per
esempio abbassandosi in discesa oltre ad essere più
aerodinamici si abbassa il baricentro corporeo aumentando
la stabilità del veicolo.
Abbiamo visto come un atleta modifica il suo atteggiamento
posturale sulla bicicletta in funzione delle esigenze legate
al percorso e alla strada, ma la ricerca dell'assetto del
proprio baricentro corporeo spesso è correlata alle
stabilizzazioni provvisorie individuate nella possibilità
che un atleta sia asimmetrico da un lato per il rapporto delle
forze, dall'altro per il rapporto dei lavori; questo fatto
può essere causato da traumi, difetti anatomici, errori
d'allenamento. In questo caso si rende necessario cambiare
il comportamento biomeccanico se l'atleta lamenta disturbi
o carenze di rendimento; in altri casi cercare di recuperare
difetti senza una valutazione del rendimento, potrebbe causare
l'effetto opposto. In questi casi è necessaria una
valutazione approfondita per l'individuazione dell'equilibrio
e del baricentro posturale utilizzando: la piattaforma di
forza è una strumentazione atta a quantificare la differenza
fra condizioni di normalità e patologia, evidenziandone
il grado di deviazione, inoltre consente la verifica dei carichi
anche con l'ortesi calzata. È quindi possibile quantificare
la dinamica articolare durante le quattro fasi del passo (contatto,rilassamento,
irrigidimento e propulsione), sapendo che ad un'alterata funzione
del piede corrisponde sempre un'anomala reazione; pedana computerizzata
che è composta da 2544 sensori che consentono una valutazione
del massimo carico, delle risultanti dei centri di pressione
e delle zone isobariche; è possibile inoltre visualizzare
un'immagine media della posizione ortostatica con movimenti
dei baricentri e suddivisione del carico per zone. Questa
analisi stabilometrica consente la visualizzazione delle oscillazioni
antero-posteriori e latero-laterali dei centri di massa, oltre
che alla rilevazione delle superfici degli ellissi di tali
oscillazioni; le solette sensorizzate sono a tutt'oggi l'unico
metodo non invasivo che consenta di rappresentare matematicamente
ciò che accade all'interno della calzatura del ciclista,
fornendo diverse valutazioni basate sui tempi di contatto
del piede su ciascun sensore, mostrando eventuali picchi di
carico, andamento dei centri di massa di ciascun piede e di
conseguenza l'andamento simulato del baricentro corporeo sul
sellino (valore importante stante l'alta percentuale di rotazioni
del bacino nel ciclista).
Se le variabili che modificano il baricentro virtuale dell'atleta
sono plurime, possiamo comunque definire che le modificazioni
primarie sull'assetto del veicolo (bicicletta) sono legate
quasi esclusivamente allo spostamento della massa corporea,
che conseguentemente cambia la stabilità e la maneggevolezza.
Stabilità e maneggevolezza.
Spesso capita di rilevare le quote da due telai apparentemente
identici, ma differenti nei coefficienti angolari che definiscono
l'arretramento e l'avancorsa, scoprendo che seppur simili
il risultato finale sulla posizione e sulla guidabilità
è completamente differente.
In questo caso a definire il ruolo primario sulla postura
sarà la posizione della sella, che permetterà
il corretto arretramento avanzando o arretrando sul carrello.
Partendo dal concetto che l'esatta posizione della sella è
determinata dal suo centro posto sulla tangente del tubo verticale,
il cui arretramento (angolo tubo verticale) è quindi
calcolato sulla posizione del ginocchio e sulla lunghezza
del femore, facilmente individuabile con il procedimento di
rilevazione consigliato da A. Pruitt (Pruitt, 1988). Il metodo
consiste nel calcolare l'allineamento tra la posizione del
metatarso maggiorata di 25 mm e il bordo anteriore della rotula,
un principio che però se non proporzionato all'altezza
sella e alla lunghezza delle pedivelle non consentirebbe un
risultato esatto. Nel caso in cui l'atleta utilizzi una posizione
in sella troppo arretrata sovraccarica i muscoli posteriori
del ginocchio, mentre una posizione avanzata del ginocchio
può condurre a tensioni eccessive del quadricipite
e ad un'ipertrofia dello stesso a svantaggio della stabilità
del ginocchio.
Regolato l'arretramento della sella ci troveremo di fronte
a due soluzioni differenti, una in cui la sella cade esattamente
sulla perpendicolare del tubo verticale (angolo di arretramento
corretto), mentre una seconda soluzione ci costringe ad arretrare
completamente la sella fino in fondo al carrello. A questo
punto vediamo modificarsi sia l'attrito volvente in quanto
l'aumento del lavoro sulla ruota posteriore è maggiore
rispetto all'anteriore per l'incremento della superficie di
appoggio e la ripartizione delle masse che si concentrano
sulla ruota di trazione.
Oltre all'incremento degli attriti la seconda soluzione condiziona
anche la stabilità del veicolo, in quanto l'effetto
aumenterà di valore al crescere delle forze gravanti
sulla ruota posteriore allontanando il proprio baricentro
concentrato sull'asse di rotazione dello sterzo. Gli effetti
descritti sono principalmente percepibili a bassa velocità,
mentre all'aumentare di quest'ultima risulta preponderante
l'effetto giroscopico legato alle forze generate dalle masse
rotanti. È necessario considerare che all'aumento di
forze parallele sulla ruota posteriore, spesso corrisponde
una perdita di stabilità che può essere in parte
compensata aumentando l'avancorsa anteriore ma a discapito
della maneggevolezza.
L'avancorsa è la distanza dal punto di contatto al
suolo della ruota all'asse attorno al quale ruota lo sterzo;
si determina con questa quota la lunghezza della leva, effettiva
utilizzata dalle forze laterali, generate dal moto, che agiscono
sul sistema sterzante. La misura dell'avancorsa è rilevata,
parallelamente al terreno e differisce dalla distanza geometrica
tra punto di contatto ad asse di sterzo, che deve sempre essere
considerata perpendicolarmente a questa retta.
Come abbiamo già detto l'avancorsa determina la stabilità
e la sicurezza del veicolo; maggiore è la sua quota
minore sarà la maneggevolezza a vantaggio della stabilità.
Tale misura nelle biciclette di piccola taglia è condizionata
anche dalla posizione del piede durante la sterzata, in quanto
è facile incappare nel pericolo, a pedivelle orizzontali,
di toccare la punta del piede contro la gomma; per ovviare
a tale problema, i costruttori tendono a ridurre l'apertura
dell'angolo di tubo sterzo ed aumentare il rake forcella,
aumentando la distanza tra gomma e punta del piede; si otterrà
così una bicicletta sufficientemente sicura a basse
velocità, ma estremamente pericolosa alle alte velocità
in quanto aumentando l'effetto giroscopio e la superficie
di appoggio della gomma anteriore si perde la maneggevolezza
e quindi la guidabilità.
Tutti questi fattori sono quindi variabili che condizionano
la distribuzione della massa corporea sulla bicicletta, è
pertanto opportuno al momento della scelta della propria bicicletta,
valutare il compromesso ideale che si avvicini maggiormente
alle nostre esigenze.
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